Qualche giorno fa è stato il mio compleanno, 49 anni, che poi in realtà sono 50 perchè si è concluso il 19° anno (leggasi 49° per errore di battitura o lapsus freudiano) e “sono entrata” nel cinquantesimo.
Eh si, sono una signora, non una ragazza. Me ne accorgo perchè quando incontro persone che non mi conoscono mi chiamano Signora e mi danno del Lei. Hai voglia a dirti che il periodo della tua vita non è quello post universitario bensì quello post post post quasi pre-pensionistico o presunto tale.
Comunque, per farla breve, ho compiuto gli anni e come ogni volta si pone la domanda: come celebro questa data?
Ma non solo tu, anche le persone ti chiedono: “come festeggi?”.
Quindi si deve festeggiare, desumo io, e via con l’ansia da prestazione da festeggiamento.
Allora aggiungo e mi domando “perchè non farlo per più di un giorno?” ma ovviamente a modo mio.
E’ stato di giovedì, lavorativo. E il tempo com’è? Nuvoloso? Fa freddo? Piove? C’è il sole?
Poco importa, dovevo andare in tribunale, udienza penale, di quelle che sai a che ora arrivi ma non sai nè a che ora inizi nè a che ora finisci. Quindi, niente pranzo fuori, ad esempio.
In realtà, in questo caso non c’è stato un orario di arrivo in tribunale.
La macchina mi ha detto “ma dove vai? non credi sia meglio che oggi io scioperi e faccia un pit stop in autofficina e mi compri un nuovo filtro gasolio? Un bel regalino di circa 100 euro?”
E quindi chiama in cancelleria, allerta i colleghi e addio udienza.
In effetti, però, così facendo possiamo andare a pranzo (il mio compagno ed io).
Eh no, non si può, il ristorante è chiuso. Vabbè dai, ci andiamo a cena. Eh no, è chiuso anche per cena. Scegline un altro allora, eh no io voglio andare in quello lì.
Ed è proprio in questo preciso momento che, dopo aver mandato qualche mail e controllato delle scadenze, io, proprio io, chiamo Maurizio (il compagno di cui sopra) e gli dico “e se andassimo da Ikea”?
No vabbè, è per colpa dell’invecchiamento della materia grigia, della premenopausa, del filtro del gasolio che ho fatto questa pensata? Io, proprio io, che odio fare shopping, i centri commerciali e Ikea, uber alles, faccio questa proposta a chi è il mio esatto contrario e che in quel preciso istante ha urlato “miracolo!”.
E si va, e non vi racconto delle ore lì, e poi da Decathlon e da Zara (per me l’equivalente di Ikea con l’aggravante degli specchi nei camerini dove ti guardi e vedi cose che non vorresti mai, soprattutto il giorno del tuo compleanno).
Si torna a casa alle 23.00 quasi 24.00 ed eravamo in tre, Maurizio, la Fame ed io, perchè va bene tutto, ma mangiare al centro commerciale proprio NO.
E qui arriva il bello, la cena del mio compleanno.
Di seguito il menù: penna all’arrabbiata e vino rosso della casa. Per me la penna rigorosamente liscia, pomodoro pelato, olio, sale e tanto, ma tanto peperoncino.
Vino rosso nel bicchiere basso dell’acqua. Per secondo qualche tocco di grana.
Per finire candelina (candelona in realtà) sul torrone alla nocciola, tutto in abbigliamento casual/notturno (leggasi pigiama).
Si ragazzi e ragazze, ed è stata la cena più bella!
Le penne all’arrabbiata per me sono come l’aglio e olio della mezzanotte per il resto del mondo. A casa mia è così che andava, e le tradizioni non si abbandonano mai e con loro chi le ha create e condivise con me, cioè il mio Boss, mio Papà.
Mi chiederete: “sei stata felice di questa giornata?”
Eh si, l’ho passata con Maurizio e non in tribunale.
Ho visto la mia mamma la mattina, siamo state sedute al sole su una panchina a parlare, me la sono abbracciata e baciata, ho fatto il pieno della sua presenza e ho ricevuto i suoi auguri, cosa non di poca importanza, anzi al contrario.
Ho ricevuto tanti auguri da tante persone, ma soprattutto affetto.
Qualche giorno dopo, arriva il pranzo della domenica, ma per il mio compleanno.
In quel famoso ristorante che era chiuso, e di cui prima o poi vi parlerò.
Quello è il posto dove tutto ha un calore particolare, misto a tristezza e malinconia. Un posto dove tanti sono i bei ricordi, ma davvero belli.
Ve ne parlerò, giuro lo farò.
Per ora me lo tengo nel cuore insieme a chi in quel posto continua ad esserci, anche se non fisicamente, e mi regala quel sorriso che vedete stampato sul mio viso (grazie anche a più di una bottiglia di buon vino in due).
Buon compleanno Maria, e ricorda tutto deve ancora avvenire.